Disturbo post traumatico da stress e relazioni

Secondo il DSM-IV il disturbo post traumatico da stress è caratterizzato dal rivivere un evento estremamente traumatico, vissuto con sentimenti di terrore, impotenza e orrore.
Tale evento può essere rivissuto in diversi modi.
Il soggetto sperimenta di nuovo nell’immaginazione e nei pensieri il trauma relativo all’evento terrificante che lo ha colpito. Egli percepisce e sente ancora vivo il dolore fisico e psichico provato.
Può avere subito eventi di morte o di minaccia di perdita della vita e dell’integrità fisica che riguardano personalmente lui o persone care come partner, figli, genitori. L’evento si può presentare anche periodicamente nei sogni, in allucinazioni e momenti dissociativi.
Il soggetto è colpito da profondo disagio soprattutto di fronte a fattori interni ed esterni che possono scatenare per la loro somiglianza l’esperienza vissuta.
Nei bambini piccoli sovente accade che ripetutamente si rimanifestino le sequenze specifiche del trauma subito. Il soggetto evita tutto ciò che può essere associato alla sua esperienza traumatica e soprattutto farà ogni sforzo per non ricordare e non trovarsi con persone presenti nella tragica circostanza o in luoghi che gli possono evocare l’evento terrificante.
Talvolta può avere difficoltà nel ricordare qualche aspetto della sua esperienza e mostrare un’affettività ridotta che lo porta ad adottare comportamenti indifferenti e distaccati nei confronti degli altri.
Sono presenti elementi simili a quelli depressivi come la diminuzione di interesse e piacere, di partecipazione delle attività e alle relazioni sociali. Si teme di non poter avere una vita normale ma di viver minor tempo e di non riuscire a realizzare gli obiettivi della popolazione media (per esempio carriera, matrimonio, figli).
Spesso si verifica un forte aumento del livello di ansia e di tensione.
Il soggetto ha difficoltà nel dormire, irritabilità, incapacità di concentrarsi, ipervigilanza. Vive in un continuo stato di allarme. La durata del disturbo è superiore a un mese (è definito acuto se inferiore ai tre mesi e cronico se superiore).
Il disturbo crea un disagio significativo o compromette le aree di funzionamento globale. Il disturbo acuto da stress è caratterizzato da sintomi simili a quelli presenti nel disturbo post- traumatico da stress che si verificano immediatamente a seguito di un evento estremamente traumatico, ma a differenza di quest’ultimo, dura da un minimo di due giorni a un massimo di quattro settimane. Inoltre l’espressione sintomatologica generalmente appare più acuta e potrebbero presentarsi fenomeni di derealizzazione e depersonalizzazione.
Mai come in questo caso è significativo indagare le circostanze dell’insorgenza del sintomo. A questo proposito è anche utile sapere in quale particolare periodo e contesto di vita del soggetto si è verificato l’evento.
E’ interessante esplorare come è stato vissuto e rappresentato l’evento traumatico, in che modo la persona lo sta elaborando, quali aspetti della personalità sono minacciati, se vi sono aree di funzionalità compromesse.
Importantissimo è sapere se l’episodio ha scatenato la manifestazione e lo sviluppo di nuclei patogeni della personalità.
E’ opportuno anche indagare se, e in che modo, la percezione di sé è stata modificata in seguito all’esperienza subita e individuare il grado di strutturazione e di forza dell’Io, il livello di autostima, le strategie difensive, le risorse interne ed esterne per far fronte al trauma.
Nella mia pratica terapeutica adottando una psicoterapia sistemica e relazionale rivolgo attenzione anche alle relazioni e al sistema attorno all’individuo, considerando l’identità individuale come frutto delle relazioni significative che la persona ha intrattenuto e intrattiene nel corso della sua vita.
Per questo il percorso sull’individuo fornirà la persona degli “strumenti” utili per relazionarsi agli altri in maniera diversa e più soddisfacente.

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Bibliografia

  • ABC della psicopatologia, M. Falabella, ed. scientifiche Magi, 2001.
  • Manuale di psichiatria, P. Sarteschi, C. Maggini, ed. SBM, 1982.
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