I disturbi alimentari nei ragazzi: Come capirli?

Durante l’infanzia e l’adolescenza si possono verificare molti particolari tipi di comportamento alimentare. Solo alcuni sono problematici e la maggior parte non costituisce un “disturbo alimentare”.

Il più noto tra i disturbi alimenatari è l’ “anoressia nervosa”.
Il termine significa “perdita nervosa dell’appetito”, ma questa definizione è fuorviante poiché la ragazza con anoressia non perde l’appetito, anzi ha una gran fame. Il disturbo è caratterizzato dal forte desiderio di perdere peso.
Le ragazze anoressiche evitano di mangiare quando possono e mangiano il minimo possibile in termini reali di valore calorico.
Poichè la fame resta, la tentazione verso il cibo può essere così forte da far perdere il controllo. Allora la ragazza anoressica si sentirà molto in colpa e potrà avere un forte bisogno di eliminare ciò che ha mangiato inducendosi il vomito, prendendo lassativi o facendo continua attività fisica.

Un altro disturbo alimentare ben conosciuto è la bulimia nervosa.
Bulimia significa “fame da bue” e si riferisce al fatto che questi soggetti hanno un appetito incredibile.
Questo si manifesta nella tendenza a fare frequenti abbuffate: durante questi episodi i soggetti possono consumare tre o quattro volte il cibo che una persona normale potrebbe consumare in un pasto.
Poi si sentono fortemente in colpa e provano disgusto verso se stessi e quasi sempre eliminano il cibo mangiato inducendosi il vomito.
I ragazzi bulimici sono spesso normopeso e quindi il loro disturbo alimentare è meno evidente rispetto alla forte perdita di peso di una ragazza anoressica, oppure il loro peso presenta ampie oscillazioni.

Una delle domande poste più di frequente dai genitori sui disturbi alimentari è “perchè mia figlia/o è diventata/o così?”.
Sfortunatamente la risposta è molto difficile.
Ci sono certamente molti fattori che interagiscono prima dell’insorgenza del disturbo alimentare vero e proprio. In altre parole, non esiste una sola causa, ma ve ne sono molte e complesse.
Vi sono fattori predisponenti, che sono precondizioni necessarie per l’insorgenza di un particolare disturbo. Sono elementi già presenti nella persona o nell’ambiente prima che il disturbo alimentare emerga:
dalla genetica, alla personalità (si sa che i soggetti con anoressia nervosa tendono ad avere personalità meticolose e perfezioniste), a fattori biologici, a quelli socio-culturali.
Poi è necessario considerare anche i fattori precipitanti, quali una vasta gamma di eventi o situazioni stressanti come difficoltà scolastiche, perdita di una persona, traumi, tensioni familiari, cambio di scuola etc.

Come riconoscere i disturbi alimentari: I segnali da cogliere

I disturbi alimentari producono alterazioni del comportamento, nel modo di pensare, dello stato psicologico e dello stato di salute dell’individuo.
Tra le alterazioni del comportamento in generale: la dieta, il peso, il cibo diventano l’argomento centrale di ogni discussione, il controllo del peso diventa ossessivo, si tendono ad evitare situazioni conviviali in famiglia o con gli amici, ci si impegna in un’intensa attività fisica.
Si diventa nervosi se per qualsiasi motivo venga disturbata la propria programmazione del pasto o dell’attività fisica, vi è una tendenza all’isolamento sociale e familiare, abuso di farmaci per il controllo del peso, maggiore irritabilità e ansia, umore più depresso, ansia per le prestazioni scolastiche con tendenza a voler essere perfetti.

Tra le alterazioni del comportamento alimentare vi è una riduzione progressiva dell’alimentazione e della frequenza dei pasti, assunzione di regole alimentari rigide, presenza di abitudini alimentari inusuali come sminuzzare cibo, mangiare molto lentamente, conteggio ossessivo delle calorie, mangiare sempre gli stessi alimenti, cucinare per gli altri pietanze che poi la persona non mangia, alternanza di periodi a dieta ferrea con periodi in cui il soggetto mangia troppo, la persona mangia di nascosto o si alza da tavola subito dopo aver mangiato e scompare in bagno.

Vi sono dei segnali cosiddetti di emergenza quando il riposo notturno è disturbato, vi sono pensieri suicidari o comportamenti autolesivi, svenimenti, rabbia elevata, pianto frequente, la tensione familiare cresce e la comunicazione risulta problematica.

Lo stile comunicativo che si utilizza con i ragazzi, è un aspetto molto importante della relazione con loro.
Nella comunicazione quotidiana gli adolescenti tentano di cogliere negli adulti i segnali che rispecchiano il modo in cui sono visti e giudicati e che possono aiutarli a definire e percepire la loro identità ancora in formazione.
Ciò che desiderano è che la propria autostima si rafforzi, che vi sia un incoraggiamento, un sostegno, che vi sia l’accettazione e la comprensione del proprio essere.
Bisogna diventare abili nell’ascoltare e nel riformulare i messaggi che l’adolescente invia, l’adulto deve essere capace di dare coraggio, di abbandonare i pregiudizi, di dare fiducia ed esprimere sentimenti, di favorire in altre parole una relazione più intensa, significativa, affettiva.
Se i genitori provano a comprendere i figli ed a ascoltarli con attenzione, questi saranno maggiormente propensi a parlare di sé o ad esplicitare i propri stati d’animo.

 

Quando ti chiedo di ascoltarmi

Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu cominci a darmi consigli non fai ciò che ti chiedo.
Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu cominci a dirmi perché non dovrei sentirmi in quel modo, calpesti le mie sensazioni.
Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu pensi di dover far qualcosa per risolvere i miei problemi, mi deludi, sebbene ciò possa sembrarti strano.
Forse per questo la preghiera funziona per molti.
Perché Dio è muto, non dà consigli, né prova ad aggiustare le cose.
Semplicemente confida che tu ce la faccia da solo.
Quindi, ti prego, ascolta e sentimi.
E se desideri parlare, aspetta qualche istante il tuo turno e ti prometto che ti ascolterò.

– Anonimo –

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Bibliografia

  • Il vaso di Pandora, a cura di Laura Dalla Ragione e Paola Bianchini, Quaderni del volontariato, 2008.
  • Disturbi alimentari, guida per genitori e insegnanti, Rachel Bryant- Waugh e Bryan Lask, Edizioni Erikson, 2000.
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Anoressia, punta di un iceberg

Tutti sappiamo dell’importanza nella società odierna dell’immagine.

Sono soprattutto le ragazzine che vivono in piena età adolescenziale ad imitare coloro che appaiono loro più belle e a rifiutare la propria immagine corporea (questo aderire ai canoni proposti può comportare talvolta problematiche di anoressia).

Un tempo l’anoressia veniva trattata da un punto vista strettamente medico, nel senso che vedeva il problema alimentare da un punto di vista strettamente fisico e nutrizionale, seguendo un approccio “riduzionista”.

Selvini Palazzoli inizia a trattare il disturbo con la Terapia Familiare, avvicinandosi al modello circolare sistemico.
La famiglia è in continua crescita e trasformazione e gli accadimenti di vita (malattia di un membro, separazioni, lutti, trasferimenti etc) stimolano fortemente un adattamento evolutivo della famiglia verso un cambiamento e la ricerca di un nuovo equilibrio.

Se però il cambiamento non avviene si produce nella famiglia un blocco nel processo evolutivo che può esprimersi attraverso una sofferenza in uno dei membri.

In tale blocco evolutivo la famiglia mantiene il “livello precedente” senza affrontare il cambiamento che permette di creare un nuovo equilibrio.
Seguendo questo modello il comportamento anoressico o bulimico della/del ragazza/o è la spia di un sistema che non funziona, è il livello più alto di un allarme e di una richiesta di aiuto che è se e per tutta la famiglia. Il sintomo è anche la difesa più forte e decisa che la famiglia mette in campo contro un cambiamento che sente angoscioso ed impossibile.

I disturbi del comportamento alimentare non sono considerati riguardanti unicamente la sfera dell’alimentazione.
In realtà sono patologie complesse dove il disturbo alimentare è solo la punta dell’iceberg, ove possono essere presenti disturbi dell’umore, alterazioni dello schema corporeo, dipendenza da alcol e sostanze, conflittualità familiare, modelli comunicativi disfunzionali etc.

Affrontare l’anoressia significa “abbracciarla” nella sua complessità, tenendo in considerazione tutte le problematiche connesse.

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Bibliografia

  • SELVINI PALAZZOLI M., “L’anoressia mentale in una prospettiva sistemica”, in Psicobiettivo, anno ottavo, n.2, pp.37-51, Maggio-Agosto 1988.

Adolescenza e paure

L’adolescenza è una fase dell’età evolutiva che comporta uno sviluppo fisico, inteso come ridefinizione del sé corporeo, uno sviluppo sessuale con conseguenti ripercussioni a livello emotivo-affettivo e uno sviluppo cognitivo. In questo periodo di grandi cambiamenti gli adolescenti presentano paure, date dallo sviluppo delle capacità cognitive e da nuove consapevolezze che aprono la strada a sofferenze, ma anche a bisogni e speranze che sono il versante opposto di ogni paura.

Speltini sottolinea l’aspetto positivo della paura considerandola come presa di coscienza della problematicità del vivere, purchè non degeneri in angoscia nevrotica o in fobie ossessive; ma soprattutto propone di leggere la paura come un indicatore dell’ambiente psicologico dell’adolescente che, come tale, fornisce informazioni utili riguardo alla rappresentazione del sé e del mondo. Riconosce che la maggior parte delle paure sono apprese dall’ambiente familiare e sociale, ma non trascura l’aspetto innato di alcune paure.

Le paure dell’adolescente possono essere tra le più svariate, dalla scuola (come banco di prova delle capacità personali collegate al giudizio e alle attese dell’ambiente familiare ), ai genitori, visti come detentori di potere, giudizio e sanzione.
Ma ci sono anche le paure centrate sull’individuo, sui complessi di inferiorità, insicurezze, senso del ridicolo, incertezze sul futuro, solitudine, paura di non farcela.
Ci sono poi le paure centrate sul sociale, le paure date dal confronto con gli altri, la paura di essere inferiore o inadeguato, nonché la paura per tutti quegli avvenimenti che sfuggono al controllo personale.

In questo tumulto emotivo e di fronte a tutte queste paure, l’adolescente può rispondere con modalità differenti.
Può padroneggiare razionalmente le situazioni che lo avviano all’età adulta, o all’opposto agire in contrapposizione al mondo degli adulti, trasgredendone le regole. Il gruppo dei pari assume una notevole importanza nell’esplorazione e sperimentazione di bisogni innovativi e nella condivisione della trasgressione in un rapporto paritario di confronto e di sostegno reciproco all’interno del gruppo.

Le condotte trasgressive dell’adolescente possono andare dall’assunzione di droghe e alcol, ad atteggiamenti di sfida e di rischio, all’instaurare relazioni sentimentali autodistruttive, a comportamenti alimentari scorretti (disturbi alimentari). Questi comportamenti in realtà sono solo la punta di un iceberg, che spesso nasconde altre problematiche, quali scarsa autostima, insicurezza data dal confronto con gli altri, conflittualità nella propria famiglia d’origine,confini e ruoli familiari non chiari, problemi di comunicazione tra genitori e figli o nella coppia genitoriale.

In tutto ciò gli adulti rivestono particolare importanza per l’adolescente, la possibilità di confronto con loro permette al ragazzo di prendere le distanze dall’urgenza dei bisogni presenti legati alle sensazioni e agli impulsi per accedere al pensiero riflessivo in vista di un progetto futuro.
Ma questo è possibile solo se gli adulti stessi sono persone equilibrate e mature con un buon rapporto con la loro stessa parte bambina e adolescente.