Anoressia, punta di un iceberg

Tutti sappiamo dell’importanza nella società odierna dell’immagine.

Sono soprattutto le ragazzine che vivono in piena età adolescenziale ad imitare coloro che appaiono loro più belle e a rifiutare la propria immagine corporea (questo aderire ai canoni proposti può comportare talvolta problematiche di anoressia).

Un tempo l’anoressia veniva trattata da un punto vista strettamente medico, nel senso che vedeva il problema alimentare da un punto di vista strettamente fisico e nutrizionale, seguendo un approccio “riduzionista”.

Selvini Palazzoli inizia a trattare il disturbo con la Terapia Familiare, avvicinandosi al modello circolare sistemico.
La famiglia è in continua crescita e trasformazione e gli accadimenti di vita (malattia di un membro, separazioni, lutti, trasferimenti etc) stimolano fortemente un adattamento evolutivo della famiglia verso un cambiamento e la ricerca di un nuovo equilibrio.

Se però il cambiamento non avviene si produce nella famiglia un blocco nel processo evolutivo che può esprimersi attraverso una sofferenza in uno dei membri.

In tale blocco evolutivo la famiglia mantiene il “livello precedente” senza affrontare il cambiamento che permette di creare un nuovo equilibrio.
Seguendo questo modello il comportamento anoressico o bulimico della/del ragazza/o è la spia di un sistema che non funziona, è il livello più alto di un allarme e di una richiesta di aiuto che è se e per tutta la famiglia. Il sintomo è anche la difesa più forte e decisa che la famiglia mette in campo contro un cambiamento che sente angoscioso ed impossibile.

I disturbi del comportamento alimentare non sono considerati riguardanti unicamente la sfera dell’alimentazione.
In realtà sono patologie complesse dove il disturbo alimentare è solo la punta dell’iceberg, ove possono essere presenti disturbi dell’umore, alterazioni dello schema corporeo, dipendenza da alcol e sostanze, conflittualità familiare, modelli comunicativi disfunzionali etc.

Affrontare l’anoressia significa “abbracciarla” nella sua complessità, tenendo in considerazione tutte le problematiche connesse.

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Bibliografia

  • SELVINI PALAZZOLI M., “L’anoressia mentale in una prospettiva sistemica”, in Psicobiettivo, anno ottavo, n.2, pp.37-51, Maggio-Agosto 1988.
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Adolescenza e paure

L’adolescenza è una fase dell’età evolutiva che comporta uno sviluppo fisico, inteso come ridefinizione del sé corporeo, uno sviluppo sessuale con conseguenti ripercussioni a livello emotivo-affettivo e uno sviluppo cognitivo. In questo periodo di grandi cambiamenti gli adolescenti presentano paure, date dallo sviluppo delle capacità cognitive e da nuove consapevolezze che aprono la strada a sofferenze, ma anche a bisogni e speranze che sono il versante opposto di ogni paura.

Speltini sottolinea l’aspetto positivo della paura considerandola come presa di coscienza della problematicità del vivere, purchè non degeneri in angoscia nevrotica o in fobie ossessive; ma soprattutto propone di leggere la paura come un indicatore dell’ambiente psicologico dell’adolescente che, come tale, fornisce informazioni utili riguardo alla rappresentazione del sé e del mondo. Riconosce che la maggior parte delle paure sono apprese dall’ambiente familiare e sociale, ma non trascura l’aspetto innato di alcune paure.

Le paure dell’adolescente possono essere tra le più svariate, dalla scuola (come banco di prova delle capacità personali collegate al giudizio e alle attese dell’ambiente familiare ), ai genitori, visti come detentori di potere, giudizio e sanzione.
Ma ci sono anche le paure centrate sull’individuo, sui complessi di inferiorità, insicurezze, senso del ridicolo, incertezze sul futuro, solitudine, paura di non farcela.
Ci sono poi le paure centrate sul sociale, le paure date dal confronto con gli altri, la paura di essere inferiore o inadeguato, nonché la paura per tutti quegli avvenimenti che sfuggono al controllo personale.

In questo tumulto emotivo e di fronte a tutte queste paure, l’adolescente può rispondere con modalità differenti.
Può padroneggiare razionalmente le situazioni che lo avviano all’età adulta, o all’opposto agire in contrapposizione al mondo degli adulti, trasgredendone le regole. Il gruppo dei pari assume una notevole importanza nell’esplorazione e sperimentazione di bisogni innovativi e nella condivisione della trasgressione in un rapporto paritario di confronto e di sostegno reciproco all’interno del gruppo.

Le condotte trasgressive dell’adolescente possono andare dall’assunzione di droghe e alcol, ad atteggiamenti di sfida e di rischio, all’instaurare relazioni sentimentali autodistruttive, a comportamenti alimentari scorretti (disturbi alimentari). Questi comportamenti in realtà sono solo la punta di un iceberg, che spesso nasconde altre problematiche, quali scarsa autostima, insicurezza data dal confronto con gli altri, conflittualità nella propria famiglia d’origine,confini e ruoli familiari non chiari, problemi di comunicazione tra genitori e figli o nella coppia genitoriale.

In tutto ciò gli adulti rivestono particolare importanza per l’adolescente, la possibilità di confronto con loro permette al ragazzo di prendere le distanze dall’urgenza dei bisogni presenti legati alle sensazioni e agli impulsi per accedere al pensiero riflessivo in vista di un progetto futuro.
Ma questo è possibile solo se gli adulti stessi sono persone equilibrate e mature con un buon rapporto con la loro stessa parte bambina e adolescente.