Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) l’attacco di panico corrisponde ad un periodo preciso di paura e disagio intensi, durante il quale una serie di sintomi si sviluppa improvvisamente:
- palpitazioni, tachicardia, cardiopalma,
- sudorazione,
- tremori fini o a grandi scosse,
- dispnea o sensazioni di soffocamento,
- sensazioni di asfissia,
- dolore o fastidio al petto,
- nausea o disturbi addominali,
- sensazioni di vertigine, di instabilità, di testa leggera o di svenimento,
- derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione ( essere distaccati da se stessi),
- paura di perdere il controllo o di impazzire,
- paura di morire,
- parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio),
- brividi o vampate di calore.
Non è necessario che durante un attacco siano presenti tutti questi sintomi, infatti spesso la manifestazione di un attacco di panico può differire da soggetto a soggetto.
La frequenza con cui si manifestano i sintomi del panico definisce, in genere, la gravità del disturbo.
E’ possibile infatti che gli attacchi di panico si manifestino con una relativa bassa frequenza, ad esempio uno al mese.
In casi più gravi gli attacchi possono essere diversi nell’arco della stessa giornata.
Quando un soggetto è vittima di frequenti attacchi di panico allora si parla di disturbi di panico.
Un’esperienza di attacchi di panico ha peculiarità uniche, come unica è la storia dell’individuo, ma è possibile delineare alcune caratteristiche più comuni: in primo luogo, l’attacco di panico ha una durata relativamente breve, da pochi minuti fino a poco più di mezz’ora, che può sembrare però un’eternità.
La persona colpita sente il panico come una sensazione estranea al proprio vissuto in quel momento, una sensazione incontrollabile che costringe ad interrompere ciò che si sta facendo in quanto i sintomi fisici richiamano la totale attenzione.
L’età di esordio dei primi attacchi di panico può essere verso i 12 anni.
L’età media di insorgenza è, tuttavia, tra i 20-24 anni. Dopo i 45 anni l’esordio è insolito.
Già in adolescenza le femmine sono più colpite dei maschi.
La ricerca di aiuto è di solito immediata e con tutti i caratteri dell’urgenza medica; l’attacco di panico è sentito come primariamente corporeo e dunque ci si rivolge al Pronto Soccorso pensando di avere un principio di infarto o una compromissione dell’apparato respiratorio o una crisi acuta di un’altra malattia organica.
Quando però gli esami diagnostici e le visite mediche non riscontrano alcuna patologia fisica, il paziente prova spesso uno stato di terribile incertezza e non si sente affatto rassicurato.
Il panico è descritto da sintomi fisici concreti, il terrore è collocato dentro il proprio corpo, il pericolo è identificato all’interno di se stessi e il proprio mondo interno sembra rivelarsi un luogo sconosciuto, contenitore di sensazioni sconvolgenti a cui non si può sfuggire.
L’ansia e il panico sono sintomi di disagio psicologico in cui più si avverte la dimensione corporea, biologica: si percepisce aumento della frequenza cardiaca, difficoltà di respirazione, vertigini, nausea, tremori, sudorazione, vampate di calore, senso di freddo improvviso agli arti o sensazione di torpore, dolori al torace, fitte al cuore ecc.
Queste manifestazioni somatiche dell’ansia trovano una parziale spiegazione nel meccanismo di attivazione naturale del corpo in situazioni stressanti; le nostre emozioni si correlano ad un’ampia serie di ormoni cerebrali (come la dopamina, la noradrenalina, le endorfine) e gli eventi esterni hanno la capacità di modificare l’equilibrio neuroendocrino (per esempio un evento piacevole può stimolare la produzione di endorfine, l’attività fisica e sportiva può avere un effetto eccitatorio ecc), ma la risposta agli stessi eventi è differenziata da individuo a individuo, in rapporto sia alla struttura fisica, che all’influenza delle esperienze precedenti.
Si possono considerare stressanti tutti gli eventi che comportano un cambiamento nella nostra vita, specialmente se improvviso.
Pur essendo stato riconosciuto un substrato biologico che sottende il panico, la modalità di cura più adatta per questo disturbo è l’intervento integrato che unisce la terapia farmacologica, utile nel momento di presa in carico e gestione di emergenza, con la terapia psicologica, al fine di chiarire le cause che hanno determinato questo disagio ed attivare un processo di reale cambiamento.
Lo scopo della farmacoterapia è ridurre i sintomi o eliminarli; la scelta di intraprendere un trattamento psicologico nasce invece dalla constatazione che nella maggioranza dei casi talune situazioni come la perdita o rottura di importanti relazioni personali sono associate con il disturbo di panico e che gli studi suggeriscono certamente delle influenze psicologiche (Gabbard, 1995).
Le evidenze hanno mostrato un aumento del 25% degli attacchi di panico tra i giovani, anche a scuola.
Gli attacchi di panico a scuola in adolescenza rappresentano una delle situazioni di manifestazioni di ansia più frequenti in questa fascia di età.
Le situazioni scolastiche stressanti più comuni come passaggio fra scuole medie e superiori o tra scuola primaria e media, cambio di scuola, verifiche, interrogazioni, compiti ecc, essendo circostanze stressanti diventano spesso l’occasione delle prime manifestazioni ansiose.