Disturbi fobici, alcune definizioni diagnostiche tratte dal DSM IV

Disturbi fobici – Gruppo di sindromi (o disturbi) in cui l’ansia è evocata esclusivamente, o prevalentemente, da alcune specifiche situazioni o oggetti esterni non abitualmente pericolosi.
Tali situazioni od oggetti vengono evitati in modo caratteristico o tollerati con paura.
L’ansia fobica è indistinguibile sul piano soggettivo, fisiologico e comportamentale da altre forme di ansia e può variare in gravità da un lieve disagio al terrore.
E’ sufficiente che si consideri la possibilità di entrare nella situazione fobica per generare un’ansia anticipatoria.

Tra i disturbi fobici troviamo la fobia sociale, fobie specifiche, agorafobia con o senza attacchi di panico.

Agorafobia.

Ansia che insorge in almeno due delle seguenti situazioni: folla, luoghi pubblici, viaggiare lontano da casa o da solo.

I soggetti possono evitare o ridurre le attività a causa della paura.
Possono avere difficoltà a raggiungere lo studio del medico, ad uscire per gli acquisti, a fare visita ad altri.
Presentano sintomi fisici (palpitazioni, fame d’aria, asma).
Può essere complicata da attacchi di panico.

Fobie specifiche.

Fobie limitate a situazioni particolari: animali, luoghi elevati, tuoni, buio, spazi chiusi, sangue, usare gabinetti pubblici.

In genere iniziano nell’infanzia o nella prima età adulta e possono persistere per decenni o per sempre.
Le paure di specifiche malattie devono essere classificate come sindrome ipocondriaca.
I sintomi, psicologici e vegetativi, sono manifestazioni primarie di ansia.
Sono ristretti a particolari situazioni od oggetti e generano evitamento.

Fobia sociale.

Ansia che insorge come paura del giudizio di altre persone in situazioni sociali come: parlare in pubblico, mangiare in presenza di altri, incontri con il sesso opposto.

Il confronto diretto dello sguardo è particolarmente stressante, in genere è associata ad una bassa stima di sé.
Può manifestarsi come lamentele relative all’arrossire, al tremore alle mani, alla nausea, all’urgenza di urinare, al timore di vomitare.
L’evitamento, spesso marcato, può produrre un isolamento sociale.
L’individuo teme di agire in modo umiliante o imbarazzante (nei bambini con i coetanei).
La persona riconosce che la paura è irragionevole o eccessiva.
Tutto ciò genera evitamento, che interferisce con le abitudini normali della persona.

Un altro disturbo meno ricordato ma comunque diffuso è la fobia scolare.
Il termine “fobia scolare” viene comunemente utilizzato per descrivere una sindrome nella quale il sintomo preponderante è una forte paura o angoscia legata all’idea andare a scuola. Il forte disagio emotivo percepito dal bambino è spesso associato a manifestazioni comportamentali, cognitive, e fisiologiche.
Le conseguenze possono riguardare lo sviluppo emotivo, sociale, le acquisizioni scolastiche, difficoltà nei rapporti con la famiglia.
La fobia scolare non va confusa con l’assenza ingiustificata da scuola, quest’ultimo è un comportamento in cui è assente l’ansia e la paura eccessiva di frequentare la scuola e spesso è associato a comportamenti antisociali e alla mancanza di interesse per la propria formazione scolastica.

Il disturbo si caratterizza per

  • elevata reazione di ansia nel momento in cui esce da casa o giunge davanti alla scuola, al punto da presentare sintomi da panico;
  • manifestazione di un ampia serie di sintomi somatici (vertigini, mal di testa, tremori, palpitazioni, dolori al torace, dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, dolori alle spalle, dolori agli arti);
  • il livello di angoscia può essere elevato fin dalla sera prima e il bambino può riposare male, il sonno può essere disturbato da incubi o risvegli notturni.

E’ importante per la persona riconoscere quando le proprie paure diventano “invalidanti”, compromettono la sfera sociale, lavorativa e/o familiare, causando disagio significativo al proprio sè.