Cos’è l’ansia? Come si manifesta?

L’ANSIA E I SUOI SIGNIFICATI

L’ansia è espressione di un conflitto interno che è importante indagare per poi rielaborarlo. È una forma di paura, un campanello d’allarme lanciato dall’Io che avverte un pericolo che va individuato. In questi disturbi in genere le aree di funzionamento generale della persona sono prevalentemente conservate o compromesse in modo circoscritto. L’’Io continua a svolgere le sue funzioni anche se con disagio e difficoltà. Il rapporto con la realtà appare quindi mantenuto.
L’aspetto centrale da esplorare riguarda il conflitto e le pulsioni sottostanti la sintomatologia ansiosa. È importante sapere da quanto tempo si è presentato il disturbo, quali sono state le circostanze di insorgenza del sintomo e su quali tematiche verte principalmente l’eccessiva preoccupazione del soggetto. A questo proposito può essere d’aiuto raccogliere informazioni sui momenti della giornata (per esempio mattina presto prima di andare a lavoro) e circostanze in cui la sintomatologia diviene più acuta.
L’ansia è in genere un segnale di pericolo e quindi è opportuno indagare quali sono gli aspetti del Sé che la persona teme possano essere minacciati e da cosa sta cercando faticosamente di proteggersi. Per accertare il livello di gravità del disturbo e le risorse della persona è utile conoscere il livello di compromissione delle aree di funzionalità generale, gli stili difensivi messi in atto e la percezione di sé.
L’ansia è uno stato d’inquietudine, di attesa affannosa, di pericolo imminente e indefinibile vissuto come un fenomeno primario, globale e irriflessivo. L’ansia si associa inoltre ad un sentimento di incertezza e impotenza. Mentre la paura è una risposta emozionale a una minaccia reale (e che viene riconosciuta come tale dall’individuo), l’ansia è priva di un oggetto scatenante o meglio questo non viene chiaramente riconosciuto dall’individuo. All’esperienza emozionale soggettiva dell’ansia si associa un corteo di sintomi neurovegetativi (tachicardia, ipertensione, tachipnea, midriasi, sudorazione,tremori, turbe degli apparati digerente, genito-urinario, ecc.) che vengono comunemente considerati come elementi secondari alla turba affettiva, ma che si ripercuotono sul vissuto emozionale esacerbandolo.
Si distinguono le crisi d’angoscia, dette anche ansia acuta, da un’ansia definita cronica.

CRISI DI ANGOSCIA (ANSIA ACUTA / ATTACCHI DI PANICO)

Si manifestano acutamente con un sentimento penoso di attesa di qualche cosa di profondamente sgradevole o dannoso, vissuto in una condizione di impotenza. Questo sentimento è accompagnato da disturbi vegeto-emotivi (palpitazioni, difficoltà respiratorie, pallore, midriasi, ecc..) e da disorganizzazione comportamentale. L’ansia acuta può avere una diversa intensità e durata: si possono osservare brevi episodi caratterizzati da un improvviso emergere di emozioni spiacevoli che il paziente riesce a dominare, ed episodi, che si protraggono per ore, durante i quali il soggetto vive uno stato di continua, intensa dolorosa angoscia punteggiata da esacerbazioni di panico e di terrore.
L’angoscia è descritta come una pena misteriosa, terribile e spaventosa; un sentimento di imminente catastrofe fatto di inquietudine, scoramento, disperazione e terrore. Concomita il sentimento di morte imminente per un attacco cardiaco o la paura di svenire; il timore di essere visto in questo stato di malattia e di incapacità accentua lo stato di pena. L’ansia comporta inoltre una spinta impellente a fare qualcosa, a correre, urlare, scappare.
Lo stato affettivo spiacevole si associa ad una serie di disturbi somatici. In primo piano sono i disturbi cardiaci: tachicardia con senso di vuoto nel petto, dolori acuti in sede precordiale, all’apice del cuore o nel quadrante superiore sinistro del torace con irradiazione all’ascella ed al braccio sinistro. Frequenti sono i disturbi respiratori caratterizzati da sensazione di non immettere sufficiente aria nei polmoni (respiro che si arresta, che non si completa: “respiro interciso”) e dall’aumento della frequenza e profondità della respirazione.
Altri sintomi somatici di frequente riscontro sono quelli a carico del disturbo digerente (secchezza della bocca, bolo esofageo, spasmi gastrici e intestinali, nausea, vomito, diarrea, tenesmo rettale), delle vie urinarie (poliuria, pollachiuria, tenesmo vescicale), dell’apparato neuromuscolare (tremore, spasmi, fibrillazioni), degli organi sensitivo-sensoriali (ronzii auricolari, mosche volanti, visione offuscata, ecc.).
Lo stato di ansia acuta disorganizza il comportamento e compromette le funzioni cognitivo-volitive e le capacità prestazionali: il soggetto non può concettualizzare ed agire in modo corretto ed adeguato. La frequenza ed il numero degli attacchi d’ansia variano notevolmente da caso a caso.
Alcuni individui possono presentare solo sporadici episodi in concomitanza con definite situazioni conflittuali; mentre altri possono avere periodi di giorni, settimane o mesi durante i quali gli attacchi si manifestano con notevole frequenza e intensità.

ANSIA CRONICA

Gli attacchi di ansia acuta si presentano talora senza alcun segno premonitore in soggetti in apparenza tranquilli, ma il più spesso emergono da un fondo di ansia cronica. Molti soggetti invece vivono in uno stato continuo di ansia senza andare incontro ad esplosioni acute.
Nello stato permanente di ansia i disordini psichici e i disturbi vegetativi sono quantitativamente minori pur conservando la stessa qualità della crisi d’ansia: l’attesa di un danno, la prospettiva peggiorativa dell’esistenza, i sentimenti di inquietudine, sono vissuti con una tonalità minore e l’esperienza di angoscia si trasforma nella tematica della perplessità, dell’insicurezza, del timore, del dubbio, dell’incapacità ad assumere qualsiasi decisione.
Talora i pazienti non sono capaci di riferire la causa della loro ansia, molti tuttavia riconducono il loro stato a definiti problemi per lo più familiari o di lavoro.
Le manifestazioni cliniche dell’ansia cronica sono polimorfe. Il soggetto esperisce uno stato di nervosismo e di tensione pressoché continuo; è iperestesico ed irritabile e reagisce con manifestazioni emotive esagerate a qualsiasi stimolazione sensoriale od emotiva.
Riferisce disturbi del sonno sotto forma di difficoltà di addormentamento, di interruzione della sua continuità o di risveglio nelle prime ore del mattino (polo mattutino dell’angoscia). Più di rado è il sonno eccessivo. Frequenti sono le condotte alimentari improprie (eccessiva assunzione di alimenti o viceversa diminuzione) e le sensazioni di astenia. Concomitano numerose somatizzazioni dell’ansia, in particolare a carico dell’apparato gastro-intestinale (sensazioni di farfalle nello stomaco, di bruciore, di ripienezza gastrica, diarrea, ecc.).
Un sintomo frequente è la cefalea descritta come un senso di peso e di tensione occipitale o frontale, o di dolore pulsante in sede frontale. Il paziente può lamentare inoltre tensione o dolori muscolari, in particolare al collo e alla schiena, sudorazioni e sensazioni di caldo e di rossore al viso, secchezza della bocca, disturbi sessuali (impotenza e frigidità).
Sul piano psicologico si riscontrano difficoltà di concentrazione e di concettualizzazione e labilità mnemonica. La psiconevrosi ansiosa può portare ad una rilevante compromissione dei livelli prestazionali e dell’integrazione sociale del soggetto.

Concludendo l’ansia è la manifestazione emergente di conflitti psicologici più o meno consapevoli.
La psicoterapia può aiutare la persona ad individuare le cause dell’ansia, indagandone i conflitti connessi e mettendoli al controllo della coscienza. Una volta divenuti consapevoli delle proprie “paure” ci si può preparare ad affrontarle in maniera più costruttiva.

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Tratto dai seguenti riferimenti bibliografici:

  • ABC della psicopatologia, M. Falabella, ed. scientifiche Magi, 2001.
  • Manuale di psichiatria, P. Sarteschi, C. Maggini, ed. SBM, 1982.

 

 

 

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